La storia della balestra

La storia della balestra

Già intorno all'anno 1000 a.C. alcune popolazioni mongole utilizzavano in battaglia armi molto simili a quelle che potremmo definire balestre portatili. E' quasi certo, comunque, che la balestra arrivò nel bacino del mediterraneo dai territori asiatici confinanti. Nell'antico Testamento si fa esplicito riferimento all'uso di macchine da guerra atte a scagliare dardi e pietre dall'alto delle mura di Gerusalemme (800 a.C.).

La balista greca

I Greci fecero ampio uso di macchine simili, denominate baliste, strumenti da guerra che appaiono essere i precursori della balestra medioevale. Alessandro Magno, per altro, le utilizzò sistematicamente durante le sue campagne (336-323 a.C.). La balista greca era costituita da un asse-telaio ben solido, sulla cui parte anteriore era situato, dentro una cassa aperta, il sistema propulsore. Quest'ultimo era composto da un arco in legno a due bracci separati, bloccati alla cassa da due matasse di corde: l'arco veniva teso mediante l'azione di un verricello a mano che, agganciando la corda, la traeva indietro fino al punto di caricamento. Uno strumento di questo tipo era in grado di lanciare con effetti devastanti un dardo di 500 grammi ad una distanza superiore ai 400 metri.

La balista romana

Archimede fece costruire macchine simili per difendere Siracusa dall'assedio dei Romani (212 a.C.). Queste catapulte-balestre divennero, a partire dalla metà del II secolo a.C., parte integrante delle macchine da guerra in dotazione all'esercito romano. La freccia romana per balista, per quanto ci è dato conoscere, era lunga una dozzina di centimetri, aveva l'asta in legno, era priva d'impennatura, aveva sezione conica e una punta metallica squadrata che impegnava quasi un terzo della lunghezza totale del dardo. I costruttori romani, che per primi progettarono queste frecce e ai quali si deve con ogni probabilità l'introduzione di piccole balestre portatili caricabili manualmente, dovevano necessariamente possedere una notevole esperienza nel campo dell'aero-dinamica.

La balista durante le crociate

Anche se riferimenti storici assicurano che l'uso della Balestra continuò durante tutto il Medioevo, essa ebbe il suo periodo di massima popolarità tra l'XI ed il XVI secolo. Durante la prima Crociata (1098) venne utilizzata come arma in dotazione stabile alla fanteria. Provvista di un arco in legno fissato sul teniere da un intreccio di cordami, veniva caricata a mano: una staffa posta anteriormente permetteva, appoggiandovi il piede, di rendere più agevole lo sforzo necessario per tendere la corda. Gli arabi, ad esempio, usavano un arco composto: l'anima in legno era rinforzata sul dorso (soggetto a trazione) con tendine di animale, mentre sul ventre (soggetto a compressione) venivano applicate sottili lamine ossee, che garantivano una notevole resistenza alla compressione. Le tremende ferite causate da un quadrello di balestra furono considerate dalla Chiesa un atto di barbarie, cosicché, nel 1139, il Concilio Laterano ne proibì l'uso, pena la scomunica, pur ammettendone l'uso contro gli infedeli. Uno dei pochi regnanti dell'epoca che invece favorì l'utilizzo delle balestra fra la sue truppe fu Riccardo I “Cuor di Leone”, re d'Inghilterra. Destino volle che fu proprio un quadrello di balestra a causarne la morte.

La balestra a difesa dei castelli

Quest'arma, più tardi, trovò una più adatta collocazione nella difesa dei luoghi fortificati (castelli, navi, ecc.), dove, al riparo delle torri e attraverso strette feritoie, i balestrieri potevano caricare e prendere la mira con una certa sicurezza. Agli inizi del '400 fece la sua comparsa la balestra con l'arco in acciaio, che poté garantire una potenza fino ad allora sconosciuta. La freccia d'uso più frequente era denominata quadrello per via della punta metallica sagomata geometricamente. Il listello di legno, lungo una trentina di centimetri portava sulla sezione posteriore, in genere rastremata, un'impennatura rigida di legno o metallo. Il teniere era costruito, talvolta, in modo da potersi adattare all'ascella, tuttavia, nella maggior parte dei casi, era impostato in modo da venire appoggiato al di sopra della spalla. La corda, una volta tesa, veniva bloccata da un elemento teso detto noce alloggiato in un apposito incavo del teniere. Sagomata appositamente sul lato inferiore, la noce impegnava direttamente la leva del grilletto. Fino a che la forza dell'arco lo permetteva, il caricamento avveniva a mano, sfruttando una staffa in cui porre il piede ed eventualmente un uncino che, pendente dalla cintola, serviva ad agganciare la corda. Da allora, in pratica fino alla metà del nostro secolo, tranne casi limitati in cui viene usata per la caccia o per scopi ludici, la balestra antica divenne, ed è tuttora, uno strumento da recuperare in occasione delle manifestazioni storiche.

La balestra ai giorni nostri

Le nuove concezioni tecnologiche del XX secolo, con fibre di vetro, hanno trasformato quest'arma medioevale in un raffinato strumento da competizione per il tiro al bersaglio, aprendo la strada a una nuova disciplina sportiva che ha definitivamente allontanato da questo attrezzo il ricordo dei fasti e delle ignominie della vita medioevale.